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C’è anche una scrittura che nasce in classe, a contatto diretto con i bambini. Mario Lodi scrive con i suoi alunni. Sono loro a provocare, suggerire, a inventare, a raccontare le loro esperienze. Cipì, la delicata storia del passerotto che scopre il mondo, La Mongolfiera, racconto del distacco dei bambini dalla famiglia e della conquista dell’autonomia, le avventure della foglia Bandiera sono nati così, negli anni 70, all’interno di un preciso percorso pedagogico fondato in chiave antiautoritaria sul rispetto del bambino e sulla sua libertà di apprendimento (Freinet, il Movimento di Cooperazione Educativa, Korczak). La scuola può anche essere creativa. Può stimolare il pensiero divergente.
Sono storie vere che prendono spunto dall’osservazione diretta della realtà reinventata con la fantasia. Realtà e fantasia si fondono nell’esperienza sociale vissuta sul piano emozionale, culturale e linguistico. Sono storie che documentano un anno di lavoro e nascono per il giornalino scolastico (“Il mondo”, “Insieme”): un’esperienza che oggi con le nuove tecnologie andrebbe rivalutata e incoraggiata.
Dietro queste storie però non c’è solo il Maestro: c’è lo scrittore che ha saputo meravigliosamente interpretare il mondo dell’infanzia e la sua logica; c’è l’autore che parla di egoismo e di guerra, di giustizia e di pace: una letteratura della testimonianza narrata con il coraggio dell’utopia.
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