|
 |
È il 1984. Angela Nanetti, insegnante in una scuola media di Pescara, scrive Le memorie di Adalberto, diario di un ragazzino di nove anni alle prese con i problemi della crescita e della maturazione. La letteratura per l’infanzia, anche in Italia, cambia pagina. Nasce la nuova letteratura giovanile, nuova nei contenuti, nel linguaggio, nel modo di rappresentare l’infanzia. Si abbandona la prospettiva adultistica per adottare il punto di vista dei ragazzi. Angela Nanetti racconta in presa diretta i loro problemi veri, reali: il rapporto con i coetanei e con i genitori, l’amicizia, l’amore, la scoperta del corpo, il sesso. Ci parla della preadolescenza al femminile con Veronica, ritratto di una ragazzina attiva, vivace, intraprendente, quanto Adalberto è invece timido e impacciato. Ci descrive la scuola di oggi e quella di ieri, per dirci che in fondo i preadolescenti sono sempre gli stessi. Racconta lo stupro e la violenza.
Ma Angela Nanetti non è solo l’autrice trasgressiva che per la prima volta tratta nei suoi romanzi di formazione tematiche sessuali. È una grande scrittrice che sa affrontare in modo diverso e sempre con particolare intensità narrativa molti temi e tutti i generi letterari: il ludico delle filastrocche, la biografia storica romanzata, o ancora la magia del quotidiano e il mistero dell’esistenza e della morte. Ci parla degli angeli che accompagnano silenziosi la vita degli uomini e di un uomo che coltivava le comete. Il sociale con Angela Nanetti assume i toni lirici, metaforici e metafisici della più alta poesia.
|