|
 |
“Le stagioni di Bianca”: titola così Antonio Faeti il capitolo dei suoi Diamanti in cantina dedicato a Bianca Pitzorno. Perché l’autrice ha davvero inaugurato una nuova stagione della letteratura per ragazzi: la stagione di una diversa “pedagogia della scrittura” che vede gli autori accompagnare i ragazzi nelle direzioni che i ragazzi stessi prendono anziché in quelle dagli autori volute e stabilite; la stagione della rivalutazione delle bambine, “ragazze speciali” dalla personalità complessa, protagoniste attive di romanzi che mettono in scena il loro desiderio di rivalsa nei confronti degli adulti e che nascono dall’osservazione e dalla conoscenza diretta del mondo infantile; la stagione della rottura dei tabù come il sesso o la cacca, e di una puntuale critica sociale.
Una storia letteraria, quella della Pitzorno, che inizia negli anni ‘70 con Extraterrestre alla pari, storia di un bambino alieno che non ha ancora un sesso preciso, e che tocca gli esiti più ragguardevoli - come afferma Pino Boero - negli anni ‘80 quando escono per la EL due autentici capolavori: L’incredibile storia di Lavinia e Streghetta mia. Il primo, noto come “la storia della cacca”, è una rivisitazione della Piccola fiammiferaia anderseniana e rappresenta la demistificazione del consumismo cui si contrappone l’indifferenza della gente verso i più deboli; il secondo è la storia di una diversità: una piccola strega, dotata come Matilde di Dahl, di straordinari poteri magici, mette in atto la più dirompente delle rivincite contro le prevaricazioni. Il fantastico e il meraviglioso irrompono nel quotidiano.
Bianca Pitzorno non propone modelli ideali, racconta la verità dell"esperienza, le passioni ed i desideri dei bambini con l’incanto della parola. E nel suo ruolo di narratrice, di Tusitala intreccia conte philosophique e romanzo storico, fiaba e avventura, Hugo e il cinema di Bergman, Hoffmann, Dickens e Truffaut. Le sue storie sono complesse perché complessa è la vita.
|