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Storie metropolitane. Storie di squallide periferie. Storie di degrado e di marginalità. Ma soprattutto storie che ci parlano di immigrazione e di sfruttamento, di quartieri multirazziali e di camion carichi di clandestini. Storie di emarginazione estrema: di giovani che hanno vissuto l’esperienza del carcere e della droga; di ragazzi che cercano una difficile sopravvivenza e che lottano per la conquista della libertà contro il potere e l’arroganza delle piccole e grandi mafie. È questa la realtà che ci presenta Francesco D’Adamo con una scrittura – denuncia che fa incontrare cronaca e finzione: è la nostra realtà, quella che vivono oggi centinaia di ragazzi e ragazze costretti a giocare a pallone sulla provinciale, è la realtà di Iqbal il ragazzo pakistano simbolo della lotta contro il lavoro minorile che si batte per l’affermazione dei diritti suoi e dei coetanei sfruttati. È una realtà scomoda che si preferirebbe ignorare e che invece è importante far conoscere soprattutto ai giovani. È in questa realtà, che D’Adamo fotografa con il suo obiettivo, che i giovani maturano, prendono coscienza, compiono una loro particolare educazione sentimentale, amano e soffrono, vivono la loro adolescenza e ritrovano la forza della fantasia. I protagonisti dei suoi romanzi sono giovani estrosi e imprevedibili, ma anche testardi e determinati, ragazzi che hanno conosciuto la violenza e i soprusi e che cercano il riscatto e l’affermazione della dignità della persona.
La scrittura di D’Adamo affonda nell’etica sociale e procede per contaminazioni. In Bazar, ad esempio, contamina la lingua: l’italiano si combina con il gergo giovanile, con lo spagnolo, con il napoletano. Contamina le tradizioni e i costumi: chador e gonna mozzafiato, ramadan e capodanno, cous-cous e mozzarella. In fondo è proprio da questo eterogeneo miscuglio che potrà svilupparsi la cultura dei diritti, della comprensione e della solidarietà.
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Francesco D’Adamo è nato nel 1949 a Milano, dove vive e lavora. Scrittore, giornalista e insegnante, è stato tra i primi, agli inizi degli anni ’90, a percorrere la strada del noir all’italiana. Nel 1999 ha esordito nella narrativa per ragazzi col romanzo Lupo Omega (Edizioni EL), finalista ai premi «Cassa di Risparmio di Cento», «Città di Penne» e «Castello» di Sanguinetto. Il suo romanzo Storia di Iqbal, «Premio Cento 2002», tradotto e pubblicato negli Stati Uniti, nel 2004 è stato segnalato dall’American Library Association come libro «raccomandato e degno di nota», e ha avuto il «Premio Christopher Awards (USA)».
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